Suicidio o ultimo viaggio in Svizzera Così gli italiani sfuggono ai divieti

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Articolo di Flavia Amabile pubblicato a pagina 13 de LA STAMPA

Negli ultimi tre anni 50 hanno chiesto l’aiuto dei medici elvetici. Oggi aspettano in 27.

Chiamatela scelta di fine vita, eutanasia legale, o anche suicidio assistito o dolce morte. In Italia semplicemente non esiste. Non esiste nelle aule parlamentari, né in alcun tipo di documento, luogo o situazione ufficiale.

Esiste, però, eccome. Secondo l’Istat ogni anno un migliaio di italiani vorrebbero scegliere di morire quando credono. E secondo il Rapporto Italia dell’Eurispes il 64,6% degli italiani si dichiara favorevoli all’eutanasia e il 77,3% si dichiara favorevole al testamento biologico.

Gli italiani hanno le idee chiare. In 50 negli ultimi tre anni sono riusciti ad andare in Svizzera e chiudere senza troppi clamori, e con dignità la propria vita. In attesa ci sono altri 27 italiani, di cui 11 giovani sotto i 30 anni affetti da malattie psichiche molto gravi certificate da medici psichiatri, come spiega Emilio Coveri, presidente di Exit Italia all’Adnkronos.

E tutti gli altri? Si arrangiano come possono e, trattandosi di voler porre fine alla propria vita, farlo arrangiandosi è davvero orribile.

In sette mesi, da marzo ad ottobre, «più di 500 malati, non potendo ottenere l’eutanasia, si sono suicidati ed almeno altrettanti hanno tentato di farlo, mentre più di diecimila malati terminali, nei reparti di rianimazione, sono morti con l’aiuto attivo di medici pietosi e coraggiosi, che rischiano fino a 14 anni di carcere per aiuto al suicidio», spiega Carlo Troilo dell’associazione Luca Coscioni.

Alcuni di questi suicidi diventano fatti di cronaca e accendono anche un minimo dibattito, ma soltanto quando a compiere gesti così estremi sono grandi artisti ed intellettuali come è accaduto con i suicidi di Mario Monicelli, Carlo Lizzani e Franco Lucentini.

Tutti gli altri rimangono avvolti nel silenzio più totale spesso aiutato dalla complicità tra famiglie e medici.

Volendo esprimere sotto forma di classifica questo dramma, si può ricordare che l`Italia è al 26mo posto su 36 Paesi per quel che riguarda i diritti di fine vita secondo il World Congress for Freedom of Research.

E la politica per il momento resta a guardare. Ci sono stati due richiami del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Camera e Senato chiedendo di affrontare il tema. Ma si contano sulle dita di due mani i politici che hanno provato a fare qualcosa. Sono state presentate tre proposte di legge per la legalizzazione dell’eutanasia e una legge di iniziativa popolare. Le tre proposte sono state presentate a partire dall’ottobre scorso alla Camera da Titti di Salvo di Sel, e al Senato da Luigi Manconi del Pd e Francesco Palermo del gruppo delle Autonomie. La legge di iniziativa popolare, invece, è stata promossa dall’associazione Luca Coscioni.

Tutto qui. Iniziative e proposte sono state depositate e messe da parte, come denuncia Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale. L’associazione Luca Coscioni ha scritto una lettera alla presidente della Camera Laura Boldrini per chiederle di mantenere le promesse e di prevedere delle date per la discussione della legge di iniziativa popolare. «La speranza a questo punto è che almeno il regolamento venga modificato e si decida di porre una scadenza temporale alla discussione delle leggi di iniziativa popolare». Per evitare che le richieste di una larga fetta di italiani finiscano nel nulla.
I casi più controversi
Eluana Englaro Rimase in stato vegetativo dopo un incidente. La famiglia iniziò una battaglia per scollegare le macchine. Nel 2007 la Cassazione autorizzò, tra le polemiche, di sospendere le cure. Morì nel 2009
Terry Schiavo Stati Uniti. A seguito di un intervento chirurgico rimase in stato vegetativo. Il marito chiese di sospendere le cure, ma i genitori di lei si opposero. Fu un giudice a far staccare i tubi nel 2005
Giovanni Nuvoli
A 53 anni, malato di Sla e costretto a vivere collegato alle macchine chiese l`eutanasia. Per aggirare il divieto in Italia, decise di attuare lo sciopero della fame e della sete. Morì nel 2007
Regno Unito L`aiuto al suicidio è perseguito Vi sono aperture all`eutanasia passiva
Belgio È stato il primo stato al mondo che ha legalizzato l`eutanasia senza alcun limite d`età
Svezia L`eutanasia non è perseguita penalmente anche se non è legalmente autorizzata
Austria Esisteva una legge permissiva sull`eutanasia, ma è stata abrogata nel 1977
Svizzera È previsto il suicidio assistito. Accetta le richieste indipendentemente dalla nazionalità
Danimarca Le cosiddette «direttive anticipate» hanno valore legale. I parenti del malato possono autorizzare l`interruzione delle cure
Germania II suicidio assistito non è reato, purché il malato sia capace di intendere e di volere e lo richieda
Lussemburgo Cancellate le sanzioni penali contro í medici che mettono fine, su richiesta, alla vita dei malati
Argentina È proibita e punita penalmente al pari dell`omicidio, l`eutanasia passiva è invece ammessa
Australia
In alcuni Stati le cosiddette «direttive anticipate» hanno valore legale
In alcuni casi in Italia ì medici aiutano i pazienti a morire, ma rischiano 14 anni di carcere
LAMY