Lucio Magri e gli altri: ogni anno gli “esuli del suicidio” sono 200

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Articolo pubblicato a pagina 2 de Il Fatto Quotidiano

“Ho deciso, vado in Svizzera. II mio tempo è passato, non ho più niente da rivendicare, grazie di tutto…”. Era il mese di novembre 2011, Lucio Magri, intellettuale del Pci e fondatore della rivista il Manifesto, si affacciava per l’ultima volta sul corridoio del Transatlantico a Montecitorio per comunicare a compagni e amici che aveva programmato il suo ultimo viaggio. La morte della moglie Mara l’aveva fatto precipitare in una depressione inconsolabile. Si è ricongiunto a lei il 3 dicembre 2011, sepolto al suo fianco nel cimitero di Recanati. Il suo ultimo giorno di vita è stato a Bellinzona, in Svizzera, dove un medico ha assecondato la sua scelta: morte volontaria assistita.

Secondo l’associazione Exit Italia, che si batte contro l’accanimento terapeutico e per il riconoscimento dell’eutanasia, gli “esuli del suicidio” sono in costante aumento. La meta principale è la Svizzera, dove la morte volontaria assistita è legale dal 1942. Nel 2013 i casi registrati erano cresciuti del 34 per cento rispetto all’anno precedente: oltre 50, mentre nel 2012 erano stati circa 30. Si stima inoltre che in media 200 persone all’anno si rivolgano direttamente alle cliniche svizzere senza alcuna intermediazione delle associazioni italiani. Non per tutti, però, la richiesta viene accettata. Qualcuno rinuncia, nel 40% dei casi invece la domanda viene respinta.

E IN ITALIA? Non se ne discute nemmeno. “Abbiamo raccolto 67mila firme a settembre 2013 e abbiamo presentato una proposta di legge di iniziativa popolare. Ma dopo più di due anni non è successo niente. Nemmeno una calendarizzazione”, spiega Matteo Mainardi, coordinatore della campagna Eutanasia Legale che raccoglie, tra le altre, le associazioni Luca Coscioni, Exit, Certi Diritti e Libera Uscita. Altre 103 mila firme sono state messe insieme sul sito della campagna e oltre 160 mila su Change.org. Non sono servite. La proposta di legge, dice Mainardi, prevede che “l’eutanasia possa essere praticata soltanto da maggiorenni, solo persone in grado di intendere e di volere. Sono previsti colloqui per i parenti entro il secondo grado. Ma soprattutto occorre che si sia in presenza di sofferenze gravi e non guaribili”. L’ultimo passo è stato creazione di un intergruppo tra Senato e Camera a cui partecipano 225 parlamentari di quasi tutti i partiti (escluso Ncd).