Come fare il biotestamento

Articolo di Claudia Osmetti pubblicato in prima pagina su Libero

Ecco il manuale per ottenere la certezza che venga rispettata la vostra volontà in caso di incapacità a decidere. In Senato Carroccio e mezzo centrodestra votano contro. Medici cattolici già pronti all’obiezione di coscienza.

La premessa è che non è mai troppo presto. Ho 31 anni, a parte qualche banale sintomo influenzale (ingigantito ad arte durante il periodo del liceo) non ho mai visto un ospedale in vita mia, e di lasciare questo mondo, sinceramente, non mi va. Non adesso, almeno. Però ieri ho firmato il mio testamento biologico. A dirla tutta l’ho ri-firmato. Ne avevo pronta una copia anche prima, meno ufficiale ma ugualmente veritiera. Ieri l’ho solo rinnovato. Non si sa mai: la legge è legge e in caso di qualche disgrazia non prevista preferirei evitare di dovermi trascinare tra atroci sofferenze solo per un cavillo postdatato. Se mi dovesse succedere qualcosa in futuro non voglio soffrire. Ho paura del dolore, non ho nessun problema ad ammetterlo e anzi sono contenta, finalmente, di poterlo scrivere nero su bianco. Per ogni eventualità, per favore, non accanitevi (terapeuticamente) su di me.

Sottoscrivere le proprie “dat”, ossia le proprie disposizioni anticipate di trattamento, è più facile di quel che sembra. Basta un foglio di carta e, successivamente, un notaio disposto ad autenticarlo. La seconda parte presenta qualche scoglio in più, ma da ieri gli addetti ai lavori giurano che sarà questione di qualche mese e la strada verrà in discesa. Ma andiamo per gradi: il ddl passato al Senato nelle scorse ore non entra nel dettaglio, quindi basta un testo redatto di proprio pugno o una firma leggibile. Al limite un video, se la forma scritta non fosse in qualche modo possibile. Io, per non sbagliare, ho scaricato da internet il modulo ideato dall’associazione Luca Coscioni: è un formulario di quattro pagine.

Una volta inseriti i propri dati personali si passa alle questioni serie: c’è da scegliere se si vuole essere informati sul proprio stato di salute anche in caso di una malattia non guaribile e c’è da indicare chi, qualora la risposta sia negativa, dovrà ricevere la brutta notizia al nostro posto. Seguono le dichiarazioni generali, cioè deve essere indicato o meno l’assenso preventivo a trattamenti per “il mantenimento in uno stato di incoscienza (e di demenza) permanente non suscettibile di recupero” e “in uno stato di paralisi con incapacità totale a comunicare verbalmente”. Inutile dire che non esiste una risposta giusta in assoluto. Poi si passa alle disposizioni particolari: siamo disposti a consentire l’utilizzo di “tutti i provvedimenti volti ad alleviare le sofferenze anche con il rischio di anticipare” la morte? E in caso di arresto cardio-respiratorio durante la degenza di una malattia invalidante vogliamo essere rianimati? Come garanzia di esecuzione testamentaria deve essere nominato un fiduciario: un parente, un compagno, un amico. Non ha importanza chi. Sarà lui, qualora la situazione fosse davvero tragica da non permettere al diretto interessato di comunicare, a far valere le decisioni altrui. Anche e soprattutto legalmente.

Come detto, questo modulo è solo uno dei tanti possibili. Nè la norma, né lo Stato, né chicchessia possono entrare nel merito di quanto disposto. È il bello della libera scelta. È a questo punto, però, che serve il notaio, o un semplice pubblico ufficiale per autenticarlo. Fino a ieri trovare un notaio era, non impossibile, ma quasi. Trovarne uno disposto a chiudere un occhio sul vuoto normativo era un po’ come vincere la lotteria, dj Fabo ne sa qualcosa. E infatti quei pochi che avevano fiutato l’affare chiedevano anche 600 euro, a fronte di un costo di deposito che si ferma appena a 15. Da oggi il discorso cambia: «È molto prevedibile che nei prossimi mesi i consigli provinciali notarili inizino a sensibilizzare i loro iscritti», racconta Matteo Mainardi, uno dei coordinatori della Luca Coscioni.

Non serve altro il giorno dopo la votazione definitiva è sufficiente avere quel pezzo di carta bollata a casa. Io del mio ne ho fatte un paio di copie: una l’ho data al mio fiduciario e l’altra l’ho messa nel cassetto del comodino. Pensavo che mettesse angoscia, invece mi sento più tranquilla.