La campagna (indomita) di Emma. «Vado dovunque, anche in tv»

Articolo di Alessandro Trocino pubblicato a pagina 15 del CORRIERE DELLA SERA

Bonino: «Ospite da Barbara D’Urso. Il 5 marzo? Qui si rischia che vinca la destra».

«Ciao Emma, tanti anni fa mi facevo le canne con Marco in piazza Navona». Pausa. «Per la verità, pure io». Risate, abbracci. Esterno giorno, piazza San Giovanni di Dio, che fu contadino, soldato, venditore ambulante e apostolo degli infermi. La gente curiosa e scorge la pashmina colorata di Emma Bonino, annodata come le hanno insegnato le donne africane. Sotto il sole del gazebo stropicciato di +Europa, la Bonino sfodera un bel sorriso e una tosse insistente. «Dai facciamoci una sigaretta». Sorridono indulgenti i radicali Alessandro Capriccioli e Roberto Cicciomessere. Viene spontaneo evocare il volto rugoso e luminoso di Marco Pannella, avvolto in una nuvola di fumo, e chiedersi se lui sarebbe stato della partita. Il Partito radicale, l’altro troncone della diaspora, fa campagna per il non voto: «Ognuno fa le sue scelte». La faccia della Bonino scoraggia dall’insistere e del resto circola una saggia vignetta: c’è uno che dice «Pannella avrebb…» e Batman che lo schiaffeggia, «Non sei Pannella». Non è tempo di nostalgie. C’è da stare in trincea e avanzare fino al 3%, soglia di sopravvivenza. Il New York Times scrive: «Emma ha conquistato il cuore degli italiani: riuscirà a conquistare anche i loro voti?». Questione non peregrina: «È una vita che va così. Noi combattiamo le battaglie, da soli. Poi tutti si vantano dei risultati». Ci sarebbe da esserne fieri, no? «Mah, insomma. Anche un po’ di voti non farebbero male».

Già, i voti. Il programma non li aiuta: rigore draconiano nei conti, filoeuropeismo d’antan, apertura all’immigrazione, no a bonus e regalie. Il populismo, qui, non è di casa: «Come diceva Marco, rischiamo di essere impopolari per non essere antipopolari». E allora non resta che provare a conquistare il possibile con le idee, non confidando troppo nell’autocompiacimento (brucia il ricordo della Rosa
nel Pugno, a gonfie vele nell’inner circle, a picco nelle urne). Meglio spingere sulla Bonino, testimonial indomita, nonostante la salute: «Lunedì sarò a Milano, in tv da Barbara D’Urso». Non la spaventa? «E perché? Son stata persino da Sallusti. Mica mi contagia. Piuttosto spero di contagiare lei e gli italiani». E come li contagerete, voi che combattete sempre battaglie (apparentemente) perse, voi che non si sa cosa siete, di sinistra sui diritti, di destra sull’economia, pronti ad allearvi ma sempre scomodi e inaffidabili? «E chi lo sa? Lo sa lei?».

Una signora spiega di non aver avuto risposta a una mail. «A chi ha scritto?». «Al Pd». «E per forza, mica siamo il Pd noi». Con gli alleati non mancano divergenze. A Macerata, disertata dai dem, sono andati Riccardo Magi e Matteo Mainardi. L’invito al silenzio di Renzi sul raid razzista? «La violenza va condannata. E quello che ha sparato veniva dalla Lega, mica da una madrassa islamica. E’ sbagliato non parlarne, è una vita che non ne parliamo. Insomma ragazzi, ma si può? Non mi fate straparlare». E nelle urne che succederà? Governo di coalizione? Gentiloni? «Qui si rischia che vince la destra. Con la leggina che gli hanno servito, poi». Il dito rotea sulla tempia, come a dire: sono (stati) pazzi. Resta solo da macinare mercati, tv. E provare a convincere gli imprenditori. Prossime tappe, Eboli e, il 18, Bergamo. Con Calenda, grande sponsor di +Europa. Lo vede bene premier? «E’ troppo giovane, ma sarebbe un ottimo ministro».

Strette di mano, abbracci. Si avvicina un ragazzo, la Bonino si illumina: «Hola que tal? Ho vissuto sei mesi in Ecuador». Poi torna simpaticamente ruvida: «La foto insieme? No, altrimenti ne devo fare tremila». In che collegio è candidata: «E chi se lo ricorda?». Un’anziana stremata: «Ma chi gliela dà tutta questa forza?». Le prende il viso tra le mani: «Non so da dove viene, ma la passione ancora c’è».