Di Maio e Zingaretti immobili. Continuano i processi. I medici si mobilitano.

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Newsletter campagna Eutanasia Legale

I vertici dei partiti hanno dimostrato di non avere alcun interesse a trattare la materia del fine vita. Dalle Corti è possibile un nuovo passo avanti. I medici si mobilitano.

In attesa della sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato/Dj Fabo, possiamo già dire che i vertici dei partiti continuano a dimostrare disinteresse a trattare la materia del fine vita. Nemmeno Di Maio e Zingaretti, che pure guidano partiti sulla carta favorevoli a una legge, hanno finora mosso un dito.

Sul testamento biologico e sull’interruzione delle terapie il Parlamento nel 2017 si limitò a tradurre in legge ciò che la giurisprudenza aveva già affermato, in particolare attraverso i casi Welby, Englaro e Piludu. Potrebbe accadere ora lo stesso con l’eutanasia. Dopo la sentenza dovuta a Fabiano Antoniani, un secondo passo per creare giurisprudenza sul tema potrebbe arrivare dalla Corte d’Appello di Massa dove Mina Welby e Marco Cappato continuano ad essere imputati per il reato di aiuto al suicidio. In questo caso la vicenda, anch’essa scaturita da un’autodenuncia dei due, riguarda l’accompagnamento in Svizzera di Davide Trentini, 53enne malato di sclerosi multipla che, a differenza di Dj Fabo, non era collegato a trattamenti di sostegno vitale.

Mentre procede il nostro cammino all’interno delle Corti, si attrezzano anche i contrari alla legalizzazione dell’eutanasia. Primo tra tutti il dott. Anelli, presidente dell’ordine dei medici, a cui già oltre 480 sanitari si sono opposti con un appello.