Biotestamenti, città ancora indietro. Il boom è a Pesaro

Biotestamenti, città ancora indietro. Il boom è a Pesaro

  • Post Category:Interviste

Articolo di Patrizia Bartolucci pubblicato in prima pagina de il Resto del Carlino.

Poche le disposizioni a due anni dalla legge. La città marchigiana in testa in rapporto alla popolazione. Indagine dell’associazione «Luca Coscioni»: il 74% degli italiani non sa ancora come muoversi.

A quasi due anni di distanza dall’approvazione della legge sul fine vita sono ancora pochi gli italiani che hanno depositato un testamento biologico: 170mila, uno ogni 355 abitanti. Alcuni Comuni, però, si sono dimostrati terreno fertile. Spicca su tutti Pesaro, primo nella classifica nazionale dei Comuni in cui sono stati depositati più Dat in rapporto alla popolazione. Ma rientrano nella top ten anche Imola, Fano e Cesena.

La Dat (dichiarazione anticipata di trattamento) è il documento biologico con cui ogni cittadino maggiorenne può esprimere le proprie volontà sui trattamenti sanitari artificiali da ricevere nel caso di una sua futura indisponibilità a farlo. A Pesaro lo hanno consegnato in 712, ovvero uno ogni 133 abitanti. La classifica nazionale è stata elaborata dall’associazione Luca Coscioni: «I dati li abbiamo ottenuti presentando una richiesta di accesso agli atti ai 106 Comuni con più di 60mila abitanti. Ci hanno risposto in 70», spiega Matteo Mainardi, coordinatore della campagna ‘Eutanasia legale’ promossa dall’associazione Luca Coscioni. Dopo Pesaro si piazzano Matera e Varese. Seguite da Imola con 435 Dat, una ogni 160 abitanti. E Fano, sempre nella provincia di Pesaro e Urbino, con 350 Dat, uno ogni 174 abitanti. Poi Cesena all’ottavo posto e Forlì al tredicesimo.

In rapporto alla popolazione, Bologna occupa il quattordicesimo posto a livello nazionale. Ma tra Emilia Romagna e Marche è la città con il più alto numero di biotestamenti depositati: 1.712, uno ogni 228 abitanti. La classifica prosegue con Modena al 22° posto, Rimini al 28°, Ferrara al 48°. Ancona è ultima tra le città di Emilia Romagna e Marche, al 55° posto con 254 Dat, uno ogni 398 abitanti.

La legge sul testamento biologico è in vigore dal 31 gennaio 2018. «Da una indagine è emerso che il 74 per cento degli italiani non sa ancora come si deposita una Dat – riferisce Mainardi – ciò è dovuto soprattutto all’assenza di una campagna informativa a livello nazionale. Se alcune città sono più avanti è grazie al lavoro di associazioni locali, in alcuni casi unito alla disponibilità delle amministrazioni. A Pesaro ad esempio, la cellula locale dell’associazione Luca Coscioni ha organizzato varie iniziative e il Comune ha approvato una mozione per istituire il registro ancora prima che venisse approvata la legge». A oggi non c’è una Banca dati nazionale, quindi la Dat di una determinata persona è consultabile solo nel Comune di residenza: «Grazie al decreto firmato pochi giorni fa dal ministro Speranza – ricorda Mainardi – la banca dati può ora essere creata. Ma ci vorranno mesi. Le Regioni potrebbero inserire le Dat nel fascicolo sanitario elettronico. Al momento nessuno lo ha fatto, le Marche non hanno nemmeno avviato la procedura».