Testamento biologico. A che punto siamo?

Articolo pubblicato sul mio blog nel sito dell’Associazione Luca Coscioni

Dal 31 gennaio 2018 è in vigore la legge sul cosiddetto testamento biologico. Ecco il bilancio dell’Associazione Luca Coscioni.

Questa pagina è in continua evoluzione dal marzo 2018. Per consultare l’ultima versione, clicca qui!

La relazione al Parlamento sull’applicazione della legge sul biotestamento, aggiornata al 30 aprile 2019 da parte del Ministero della Salute, ci mostra come in Italia siano state depositate 62.030 Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) nei soli Comuni. La relazione non prende in considerazione le DAT depositate dai notai e quelle depositate presso le autorità consolari. Inoltre non propone dati relativi ai territori di provenienza delle DAT, non permettendoci quindi di capire dove ci sono problematiche. A questo dato, possiamo aggiungerne un altro: al momento sono 52mila i moduli di testamento biologico scaricati dal sito dell’Associazione Luca Coscioni.

Secondo un’indagine condotta dall’Associazione Luca Coscioni, alla fine di settembre 2019 risultavano 170mila testamenti biologici depositati nei soli Comuni.

La legge c’è e funziona

Prima di analizzare le problematiche sulla piena applicazione della legge, è doveroso evidenziare che la legge sul testamento biologico è a tutti gli effetti funzionante. Ai sensi della legge 219/2017:

  • chiunque ha il diritto di richiedere l’interruzione delle terapie, ivi comprese quelle salvavita;
  • qualsiasi persona maggiorenne e capace di autodeterminarsi può depositare e veder rispettate le proprie disposizioni anticipate di trattamento (DAT);
  • nei casi in cui le DAT non siano state depositate ma vi siano stati colloqui con la persona prima che questa si sia trovata in condizioni di non potersi più esprimere, l’amministrazione di sostegno può richiedere l’interruzione delle terapie;
  • è stata creata la Banca dati nazionale per la registrazione delle DAT

Le campagne di informazione

Veniamo invece alla problematica tuttora aperta. La prima scadenza prevista dalla legge era quella dell’1 aprile 2018. Come prescritto dall’articolo 4 comma 8 della legge 219/2017, “il Ministero della Salute, le Regioni e le Aziende sanitarie provvedono a informare della possibilità di redigere le DAT” anche attraverso i rispettivi siti internet. Questa prima scadenza è stata rispettata dal Ministero della Salute con la semplice pubblicazione della notizia sul sito internet. Non abbiamo assistito a una vera e propria campagna di informazione ma, stando all’allora sottosegretario di Stato per la salute, Armando Bartolazzi (18 ottobre 2018), “l’attività di informazione istituzionale sarà certamente riproposta e rafforzata in seguito alla definitiva approvazione” del decreto istitutivo della Banca dati nazionale delle DAT. Il decreto è stato firmato, ma di campagna informativa nemmeno l’ombra. Per questo abbiamo lanciato un appello firmato già da oltre 10mila cittadini.

Per spronare il ministero ad avviare la campagna informativa, a febbraio 2020 il deputato radicale Riccardo Magi ha depositato un’interrogazione parlamentare.