Le cure palliative al tempo del coronavirus

In un contesto di emergenza come quello che stiamo vivendo, l’accesso alle cure palliative e la terapia del dolore dovrebbe rappresentare più che mai uno strumento di tutela della dignità alla fine della vita per tutti quei pazienti che ci stanno lasciando.

Il nostro Sistema Sanitario è, o meglio dovrebbe, essere fondato sul rispetto dei diritti individuali e costituzionalmente rilevanti: tutti devono avere la possibilità di accedere ai trattamenti sanitari in modo uguale, così come di godere del diritto ad essere informati e di scegliere liberamente di usufruire dei benefici della scienza, o di rifiutarli, nel rispetto del personale concetto di dignità della persona. In un momento come questo, ma anche nei periodi di ordinarietà, non sempre vige questa garanzia principalmente a causa delle inadempienze accumulate nell’ultimo decennio dalle Regioni su questo fronte.

Alla luce delle recenti raccomandazioni dei medici anestesisti-rianimatori della SIAARTI sulle delicate scelte di ammissione a trattamenti intensivi in condizioni eccezionali di squilibrio tra necessità e risorse sanitarie limitate, l’accesso alle cure palliative potrebbe fare la differenza per molti pazienti. Eppure la situazione delle cure palliative, a 10 anni dall’entrata in vigore della legge, ci mostra un quadro di estrema carenza in Italia con forti disomogeneità territoriali. I responsabili di questa situazione sono in primo luogo gli assessori regionali alla salute che in 10 anni non sono riusciti a rispettare la legge 38/2010 sulle cure palliative.

Riusciremo ad uscire da questa crisi e di tutto questo dovremo parlare.